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Anticorpo contro Klebsiella: la scoperta italiana che sfida i superbug

today03.10.2025

Sfondo

Un nuovo anticorpo contro la Klebsiella sviluppato da un team di ricercatori italiani apre nuove prospettive, decisive nella lotta all’antibiotico-resistenza. La scoperta, pubblicata su Nature, segna un passo avanti contro uno dei batteri più pericolosi al mondo, la Klebsiella pneumoniae, già inserita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra le priorità assolute per lo sviluppo di nuove cure.

Klebsiella pneumoniae: il superbug che preoccupa l’OMS

La Klebsiella pneumoniae è un batterio Gram-negativo che infetta principalmente i polmoni e l’intestino, risultando particolarmente temibile per immunodepressi per la gravità delle infezioni che è in grado di provocare. Proprio per questo l’OMS lo ha classificato come “superbug critico”, richiedendo strategie innovative di contrasto.

In Italia, la pericolosità della Klebsiella è emersa con particolare forza nel 2018, quando un focolaio del ceppo ST147 ha posto in seria difficoltà le strutture sanitarie toscane. Questo evento ha incentivato la ricerca di soluzioni alternative agli antibiotici tradizionali, a cui la Kleisbiella è perlopiù resistente: una mobilitazione straordinaria di laboratori, case farmaceutiche e università ha creato il terreno fertile per questa scoperta straordinaria.

La crescente diffusione di batteri multi-resistenti come la Klebsiella rappresenta una delle principali incognite per la salute umana a livello transnazionale. Secondo le stime, l’antibiotico-resistenza potrebbe causare entro il 2050 fino a 10 milioni di morti all’anno, il che la porterebbe a superare il cancro come prima causa di decessi a livello mondiale.

L’anticorpo contro Klebsiella sviluppato in Italia

La svolta arriva da un gruppo di ricercatori coordinati dalla Fondazione Toscana Life Sciences e dall’Università di Pisa. Il team, guidato da Marco Falcone, professore ordinario di Malattie Infettive, ha sviluppato un anticorpo contro Klebsiella capace di neutralizzare i ceppi più resistenti, compreso quello che produce la pericolosa New Delhi metallo-beta-lattamasi (NDM), enzima che rende inefficaci molti antibiotici di ultima generazione.

«Per la prima volta – spiega Falcone – siamo riusciti a generare anticorpi monoclonali umani estremamente potenti contro la Klebsiella pneumoniae. È un risultato che apre scenari clinici mai visti prima nella lotta ai superbug».

Gli anticorpi monoclonali, già impiegati con successo in oncologia e malattie autoimmuni, dimostrano ora un potenziale straordinario anche come armi antibatteriche. La ricerca italiana segna così l’ingresso in un nuovo capitolo della medicina, dove la biotecnologia offre alternative concrete al tradizionale paradigma antibiotico.

Una ricerca concepita in Toscana

Il progetto sull’anticorpo contro Klebsiella nasce da una collaborazione internazionale ma mantiene solide radici in Toscana. Oltre alla Fondazione TLS, hanno partecipato centri di ricerca a Siena, Pisa, Firenze e Trieste, insieme a partner di Stati Uniti, Australia e Francia.

Tra i nomi di spicco figurano Rino Rappuoli, tra i massimi esperti mondiali di vaccini e già protagonista dello sviluppo del vaccino contro il meningococco B, e Claudia Sala, responsabile dei laboratori senesi. La sinergia tra istituzioni locali e network globali ha permesso di accelerare i tempi e di validare i risultati su scala internazionale.

Questo approccio integrato conferma come l’Italia sia ormai un attore riconosciuto nella ricerca biomedica mondiale. Il lavoro toscano si inserisce infatti in una strategia più ampia di contrasto ai superbug, che vede l’Europa e gli Stati Uniti impegnati a investire risorse significative per affrontare la crisi sanitaria dell’antibiotico-resistenza.

Prospettive future contro l’antibiotico-resistenza

Uno degli aspetti più promettenti dell’anticorpo contro Klebsiella è la sua capacità di legarsi alla capsula esterna del batterio, neutralizzando così il meccanismo con cui la Klebsiella si protegge dal sistema immunitario. Nei test preclinici, questo approccio ha dimostrato di bloccare l’infezione sistemica, impedendo al superbug di diffondersi nell’organismo.

L’obiettivo ora è tradurre la scoperta in una terapia disponibile per i pazienti. Serviranno ulteriori studi clinici, ma i primi risultati aprono la strada a farmaci innovativi in grado di salvare migliaia di vite. La prospettiva è quella di integrare gli anticorpi monoclonali nei protocolli ospedalieri, sia per il trattamento che per la prevenzione delle infezioni da Klebsiella.

Il successo dell’anticorpo rappresenta anche un modello replicabile per altri batteri multiresistenti. La ricerca suggerisce infatti che lo stesso approccio potrebbe essere adattato ad altri superbug come l’Acinetobacter baumannii o lo Pseudomonas aeruginosa, anch’essi inclusi nella lista critica dell’OMS.

In un contesto in cui gli antibiotici perdono progressivamente efficacia, la biotecnologia offre così un’arma alternativa, più mirata e potenzialmente meno soggetta a sviluppare resistenze. L’Italia, grazie a questo risultato, si posiziona tra i protagonisti mondiali nella corsa contro l’antibiotico-resistenza.

 

Scritto da: Michele Ceci

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